Nike accusata di omofobia!

Luglio 31, 2008

San Francisco, California, conosciuta per essere una delle città con la più alta concentrazione di omosessuali al mondo, si ribella alla Nike, tanto da far decidere al colosso di ritirare il nuovo spot per le scarpe da basket Hyperdunk, ispirate a quelle del film Ritorno al Futuro II.
Nei cartelloni, usciti per pubblicizzare le scarpe, si intravedeva la faccia di un cestista tra le gambe di un suo avversario, mentre schiaccia a canestro.
Per questo, secondo i gay, i due giocatori fotografati sembrano impegnati in una fellatio.
Per me gli sta leccando le palle attraverso i pantaloncini che ancora indossa.
Nonostante ciò, la comunità di omosessuali, che a San Francisco sono particolarmente numerosi e attivi, ha ritenuto offensivo il contenuto della pubblicità tanto da indurli ad accusare la famosa società di omofobia dopo l’uscita dei cartelloni pubblicitari.
I cartelloni erano apparsi qualche giorno fà nei quartieri dello streetball, in molte strade tra San Francisco e New York.
Le critiche però non sono tardate ad arrivare. I primi sono stati quelli di Gawker.com, sito dedicato al costume tra i più popolari negli Usa, che non si è certo fatto pregare per ?prendere per il culo? (mai termine fu usato più giustamente) i gay americani chiedendosi se non siano «baskettofobi».
Ad Harlem si stà rapidamente diffondendo la voce che il primo a protestare sia stato Mr. Cunningham (vedi foto) che dopo aver fatto un pompino al suo compagno, vestito solo di un paio di Hyperdunk, abbia avuto una paresi facciale.
La Nike si è giustificata dicendo che l’intenzione della pubblicità non era di offendere gli omosessuali, ma è riferita solo al basket, con il gesto più spettacolare del basket di schiacciare la palla contro l’avversario, dichiarandosi, inoltre, stupita per la reazione esagerata dei finocchi americani!!

a cura di Nello Sconforto


Come una pugnalata dietro la schiena

Luglio 31, 2008

E’ veramente una gioia contemplare il volto di un ragazzo “diventare” uomo.
E’ bello il volto di un ragazzo giovane, ingenuo, umile, pronto a recepire tutti i suggerimenti dei colleghi piu’ anziani. Un ragazzo che vuole “migliorarsi” e lo fa nel miglior modo possibile, almeno in ambito giornalistico, entrare in una redazione seria, con anni di esperienza ma ancora con tanta voglia di crescere. E’ bello si. E noi abbiamo avuto la fortuna di vedere quel volto.

Avevamo un amico.

Si era istaurato un rapporto molto bello, professionale si, ma anche di amicizia, confidenza e complicità.
Per noi era più di un fratello gli siamo stati vicino nei momenti brutti e di difficoltà, che, visto il personaggio sono stati frequenti.
Aveva una situazione personale molto difficile, leggeva Moccia, Rowling, Saviano, ascoltava Fibra, Ferro, Madonna e Britney Spear.
Guardava trl su mtv. Non conosceva il Turco, Franky “Quattrodita”, Marcellus Wallaces.

Gli abbiamo parlato di Naomi Klein, di Lasn Kalle, di Chomsky gli abbiamo spiegato la differenza tra Essere e avere.
L’abbiamo accolto in redazione non come semplice collega (assunto con regolare contratto CoCoCo) ma come se fosse nella “sua” redazione, gli abbiamo anticipato soldi e lo abbiamo praticamente “adottato”.
Stavamo crescendo una “super saiano”, dando per scontato che, ormai, membro della famiglia, sarebbe rimasto per sempre con noi. Che avrebbe portato avanti il progetto quando noi avremmo dovuto “abbandonare” per questioni “anagrafiche”.

Gli abbiamo mostrato tutti i trucchi, i segreti, le metodologie di lavoro. Come costruire un’inchiesta giornalistica, come cercare prove, testimonianze, particolari, e come poi amalgamare il tutto per “creare” un buon articolo. Gli abbiamo fatto aprire gli occhi. Gli abbiamo tolto il velo di maya, le cataratte create da anni di tv commerciale, ambienti fighetti e altra spazzatura sociale.

E invece. E invece? Aime’ lui non aspettava altro che trovare l’occasione buona per abbandonarci.

Agli altri parlava malissimo di noi, tra le altre cose diceva anche che ne approfittavamo di lui e non lo pagassimo abbastanza … si lamentava,
creava discordia all’interno del gruppo. Disorientava gli altri giovani. Non era la persona che pensavamo che fosse.

Ma noi gli vogliamo ancora bene. Siamo disposti a perdonarlo, siamo contenti di perdonarlo. Siamo rimasti delusi, e’ vero’.
Ma in quale famiglia non ci sono momenti brutti?

Nun te ne anda’ Nello, nun te ne anda’

a cura di tutta La Redazione